That’s all there is

È un po’ lunga da spiegare maaaa, insomma, ci provo.

Da un paio d’anni sono felicemente abbonata ad una deliziosa rivistina edita in quel di Manchester. Il prezioso volumetto quadrimestrale, stampato a tiratura limitata, ha per oggetto l’architettura e il design modernista del XX secolo. Pubblicato dalla Modernist Society, si chiama – com’è ovvio – “The Modernist”.
Devo la scoperta di questa delizia a un musicista che seguo da una vita (data l’età, posso permettermelo); un musicista mancuniano che non è solo un Godlike Genius certificato, virtuoso della chitarra e produttore indefesso di riff epocali ma anche, direi soprattutto, un uomo incredibilmente curioso e intelligente: Johnny Marr.

Fatto questo preambolo, passiamo alla “ciccia”.

“The Modernist” e la Modernist Society hanno, come molti, come (quasi) tutti, degli account sui più popolari social media. Li seguo volentieri su Twitter e Instagram: foto di qualità, segnalazioni interessanti, è sempre una festa per gli occhi e i neuroni.
E proprio poco tempo fa, girellando su Instagram in un sonnacchioso sabato pomeriggio, mi sono imbattuta in questa meravigliosa creatura:

The Modernist MCR

Si tratta della chiesa dedicata a San Raffaele Arcangelo, costruita a Staleybridge, Greater Manchester, all’inizio degli anni ’60.

Ora, noi origamisti siamo gente strana. Ci scatta questa voglia di piegare la realtà secondo le nostre regole e non importa se è un insetto, un elefante, un missile, il rosone della chiesa dove si sta sposando nostro cugino, una sedia a dondolo o – come nel mio caso – la facciata di un edificio.

Così passiamo ore nel tentativo di azzeccare le proporzioni, trovare la giusta angolazione, conciliare le prestazioni plastiche di materiali come cemento o travertino con la meravigliosa versatilità della carta.
Il processo comporta prove reiterate e una produzione massiccia di prototipi spesso destinati al rimpinguamento del cestino della carta straccia.

Ecco alcuni dei tanti “caduti sul campo”:

0. Prove bn1 low

Una volta trovata la strada, però, è tutta una discesa. Si disegna il diagramma, si decide quale carta usare, si cominciano a segnare le varie pieghe sul foglio.
In questo caso, la prescelta è la sempre ottima Elefantenhaut (o Elephant Hide o carta “pelle di elefante” che dir si voglia) da 110g, color High White.

1. Collapse 1 low

E finalmente, il momento della verità.
Lentamente, con molta pazienza, si fa “collassare” il foglio facendosi guidare dalle pieghe preparate in precedenza.

2. Collapse 2 low

Completato il processo, un po’ di trucco e parrucco!
Si bloccano le pieghe con l’aiuto di alcune mollettine di legno, una leggera vaporizzazione con acqua e via! A riposo per tutta la notte… zzz… zzzzzz…

3. Truccoparrucco low

 

E voilà! Ecco il risultato finale dopo la “messa in piega” visto frontalmente

4. Front 3

 

… e di sguincio, come nella foto originaria.

5. Dettaglio

Idoneo sottofondo alle operazioni, una produzione ovviamente made in Manchester: “The Queen is Dead” degli Smiths, che proprio in questi giorni compie il suo 31° compleanno.